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In ricordo di Alda Levi

Alda Levi

La scelta di intitolare l'Antiquarium dell'anfiteatro romano ad Alda Levi deriva dalla consapevolezza che Milano e la Lombardia sono in debito verso questa studiosa, la cui attività è stata per lungo tempo ignorata e quasi cancellata.

Si intende riparare ad una omissione e far riemergere da un oblio durato molti anni la figura di questa archeologa, una delle pochissime donne in servizio all'Amministrazione delle Antichità e Belle Arti della prima metà del Novecento, alla cui opera di studio e tutela spetta un giusto riconoscimento.

Il silenzio che ha circondato per lungo tempo l'opera di questa studiosa è probabilmente spiegabile alla luce degli eventi devastanti che hanno inciso profondamente anche sulla vita personale e professionale di questa donna: il fascismo, la guerra e il dopoguerra.

Nata a Bologna nel 1890, conseguì la laurea in Filologia Classica all'Università di Padova nel 1913 e nel 1915 entrò a far parte dell'Amministrazione delle Antichità e Belle Arti (dipendente dal Ministero della Pubblica Istruzione) come ispettrice presso la Soprintendenza agli Scavi e ai Musei delle province di Napoli, Caserta, Avellino, Salerno, Benevento e Campobasso con sede a Napoli.

Nel 1923 ottenne la libera docenza di archeologia presso l'Università di Bologna. Nel 1924 si trasferì alla Soprintendenza di Bologna e nel 1925 a Milano, dove fu istituita una sede distaccata (dipendende dalla Soprintendenza delle Antichità di Torino fino al 1927 e poi fino al 1939 da quella di Padova).

Alda Levi era l'unico funzionario responsabile per la tutela archeologica di tutto il territorio lombardo e disponeva di pochissimi mezzi e personale, ma, nonostante questo, operò per una salvaguardia appassionata e coraggiosa del materiale archeologico che venne recuperato durante gli sterri perpetrati in quegli anni di intenso sviluppo edilizio, pubblicando i rinvenimenti effettuati nelle riviste "Historia", "Rivista Archeologica dell'Antica Provincia e Diocesi di Como" e il "Bullettino di Paletnologia Italiana".

Dopo la perdita del posto di lavoro nel 1939, in seguito alle leggi razziali del 1938, e la morte, nel 1943, del marito Vittorio Spinazzola, già suo Soprintendente a Napoli, decise di trasferirsi nel 1945 a Roma, dove venne reintegrata nella Soprintendenza Archeologica di Roma, occupandosi degli scavi di via dell'Abbondanza di Pompei effettuati dal marito. 

Morì nel 1950 duramente provata dalla discriminazione subita per motivi razziali e politici, in quanto aderente ad un ambiente culturale antifascista di stampo liberale che aveva come punto di riferimento Benedetto Croce.

Gli inediti "Giornali di scavo" autografi conservati nell'archivio della Soprintendenza di Milano, testimoniano una instancabile attività, svolta con professionalità e dedizione, nell'attività di tutela dei materiali archeologici e nella sistematica pubblicazione dei rinvenimenti fortuiti, tra cui si ricordano la pubblicazione sulla patera d'argento di Parabiago e il "Catalogo delle sculture greche e romane del Palazzo Ducale di Mantova".